Dal fumetto al videogioco, Snyder lavora ancora sulle contaminazioni orchestrando un racconto complesso ed iperbolico che fluttua tra varie dimensioni della messa in scena.
Dopo The Ward – Il reparto di J. Carpenter, il viaggio nella mente e nella duplicità dell’io è il leitmotiv di un altro film, questa volta sorprendente, come Sucker Punch di Zack Snyder. Anche in questo caso, dopo un folgorante inizio, troviamo un gruppo di donne riunite in un ospedale psichiatrico, un manicomio orrido e minaccioso dal quale tenteranno la fuga. Il parallelismo con il film di Carpenter finisce qui, ma è tuttavia singolare che due film affrontino lo stesso tema a così stretto giro di tempo. Entrambi i film, sfruttando un luogo narrativo arcinoto, sono il precipitato di uno sguardo maschile sulle donne – più Sucker Punch che The ward – e ci parlano del cinema come strumento per rappresentare il pensiero, per schermizzare flussi di coscienza e mondi/personalità sovrapposte, secondo una linea che va da Ejzenstejn a Lynch, anche se con modalità ovviamente diversissime… continua